Dissociazione mentale nei bambini e ragazzi

dissociazione nei giovani e nei bambini Giuliana Gellini
Impariamo a riconoscere i segni dei traumi infantili.

Dissociazione mentale nei bambini e nei ragazzi: che cos’è e come intervenire

La dissociazione mentale è un tema delicato ma al contempo urgente. Voglio dedicare un articolo all’argomento con l’obiettivo di porre luce su una questione che va approfondita e riconosciuta per evitare che precluda il vissuto futuro di tuo figlio. 

Dedica qualche minuto alla lettura e cerca di riflettere sull’importanza del rapporto empatico tra genitore-figlio, grazie al quale puoi riconoscere i segnali di una situazione emotivamente critica. 

Che cos’è la dissociazione mentale? 

E’ un’atteggiamento mentale e un comportamento di difesa che la persona mette in atto a protezione da eventi traumatici che ha vissuto. In questo caso parliamo del bambino che ha vissuto un’esperienza che lo ha segnato e sviluppa delle modalità difensive che si ripercuotono sulla sua vita relazionale quotidiana. 

Con il passare del tempo questi comportamenti possono trasformarsi in sintomi psicopatologici che vanno riconosciuti e ai quali va data la giusta attenzione

La dissociazione mentale porta alla frammentazione dell’identità personale. 

I meccanismi di difesa psichica sono delle protezioni che permettono al bambino traumatizzato di proteggersi in primis dal pericolo e poi dal dolore che ne deriva, ma il mantenimento della dissociazione da sé stessi può portare alla frammentazione dell’identità personale. Il problema non si vede subito ma si manifesta con il tempo e anche con il passare degli anni. Ecco perché bambini che hanno subito traumi ripetuti e non “riparati” hanno i primi disturbi mentali visibili in adolescenza o giovane età.

Il tempo non conduce ad una risoluzione dello stato, anzi più si aspetta prima di decidere di intervenire e più la condizione può diventare problematica.

Ecco come Il Manuale Diagnostico del Disturbi mentali (DSM V) definisce questo problema:

“I disturbi dissociativi sono caratterizzati dalla disconnessione e/o dalla discontinuità della normale integrazione di coscienza, memoria, identità, emotività, percezione, rappresentazione corporea, controllo motorio e comportamento. I sintomi dissociativi possono potenzialmente colpire ogni area del funzionamento psicologico. […] I sintomi dissociativi sono vissuti come a) intrusioni non volute nella coscienza e nel comportamento, unite a perdite della continuità dell’esperienza soggettiva (es: depersonalizzazione, derealizzazione), e/o b) incapacità di accedere a informazioni o di controllare funzioni mentali che in genere sono facilmente accessibili o controllabili (es: amnesia). Inoltre i disturbi dissociativi si riscontrano frequentemente nel periodo successivo a un trauma e molti dei sintomi, tra cui imbarazzo, confusione sui sintomi e il desiderio di nasconderli, sono influenzati dalla prossimità temporale al trauma.”

Dissociazione mentale: cosa è importante fare? 

Per un genitore può essere difficile riconoscere i sintomi dati da questo disturbo, ma possiamo agire cercando di proteggere i nostri figli dagli effetti del trauma.

Nel momento in cui captiamo qualcosa di diverso nell’atteggiamento di nostro figlio è importante soffermarciosservare e porci delle domande

Chiediamoci se: 

  • nostro figlio sta bene emotivamente? 
  • nostro figlio ha una vita relazionale con i coetanei soddisfacente? 
  • nostro figlio ha energia vitale?

Osservazione ed intuito sono le due armi che abbiamo a disposizione sin da subito, se vediamo che il comportamento persiste per più di un mese o due allora impariamo ad accettare ciò che sta accadendo e rivolgiamoci ad un professionista esperto nel settore. 

L’intervento mirato, con azioni brevi ma efficaci sono necessarie per arginare l’evoluzione di un disturbo complesso. 

Qual è il rischio che il bambino corre se non c’è un intervento mirato? 

Non intervenire significa precludere un percorso di sviluppo sano, lasciando che le modalità disfunzionali-difensive in atto sedimentino, diventino croniche e si riflettano sulla personalità del soggetto rendendogli difficile lo stare al mondo. Diventa poi sempre più difficile intervenire per risolvere una situazione di questa tipologia a posteriori.  

Dissociazione mentale: come procedere verso una risoluzione 

La risoluzione della problematica non c’è se prima non c’è la presa di coscienza di ciò che è accaduto. 

Evitare di realizzare la propria storia e il fatto traumatico vissuto rende il processo complesso.

Riconoscere il trauma (senza evitarlo o rimuoverlo) è necessario per imparare a tollerare, dare un senso e successivamente ad integrare gli eventi traumatici nella propria vita senza rinunciare a parti di sé o del proprio vissuto. 

Non esistono soluzioni facili ed è bene diffidare da chi vende delle tecniche miracolose o agenti esterni risolutori. Al contrario attendere prima di intervenire puntualmente significa, oltre ad esporre il bambino/ragazzo al malessere psichico che diventa disorganizzante, andare incontro a un dispendio di energie e risorse. 

Intraprendere un percorso di cura per il giovane significa iniziare un viaggio affiancati da una guida. Il professionista è la guida che percorrerà la strada assieme al giovane per aiutarlo ad integrare le parti di sé in una unica unità coerente, adottando un approccio graduale e rispettoso delle paure, delle fobie, delle risorse e delle resistenze.

Quando si tratta di trasformare ed integrare eventi dolorosi o parti dissociate di sé è necessario che questo avvenga in un contesto terapeutico di sicurezza, in cui il giovane possa sbloccare le emozioni del passato per poi poter procedere con la  regolazione emotiva e con la rieducazione dell’attivazione del sistema nervoso. 

Capacità di intergrazione, bambino e genitori

Ognuno di noi nasce con una naturale tendenza ad integrare le esperienze personali in una storia di vita coerente e unitaria dando vita al senso stabile di “chi è”. La capacità di integrazione aiuta a distinguere il passato dal presente, mantenendo il senso di vivere il presente anche nelle situazioni in cui ricordiamo il passato o pensiamo al futuro. 

Questo è possibile farlo nel momento in cui il nostro cervello ha elaborato a sufficienza e ha integrato le situazioni spiacevoli o traumatiche. Nel caso in cui si siano verificati traumi che hanno inibito questo processo mentale si vive in modo dissociato e si genera confusione tra esperienze pregresse, i pensieri e i comportamenti passati. 

E’ soprattutto nell’infanzia che è necessaria una connessione emotiva salda tra figlio e genitore, perché: 1. nella tenera età si formano e si sviluppano le capacità elaborative del cervello, 2.. nella relazione genitori-figli (se non è compromessa) può essere più facile riconoscere eventuali alterazioni della regolazione del sistema nervoso del bambino. 

La regolazione emotivo-comportamentale dopo un evento traumatico può mutare e il bambino può manifestare ansia, irritabilità, scoppi di collera, stati di paura, attacchi di panico, oppure rassegnazione, bassa energia vitale, distacco dalle emozioni ed apatia. Tutti questi possono essere sintomi riconducibili a sconnessione, ovvero ad una diminuzione di connessione con parti di sé, come sentimenti irrisolti ed emozioni non scaricate in modo corretto. 

Conclusioni

La dissociazione mentale è un disturbo che può portare alla frammentazione della personalità del giovane soggetto ed è causata da probabili e ripetuti eventi traumatici non sanati. Il bambino/ragazzo manifesta dei sintomi che noi genitori dobbiamo essere bravi a rilevare, segnalare, cercando di monitorare il suo comportamento e il suo stato d’animo. 

La risoluzione del disturbo avviene solamente se si riesce a riconoscere il problema, se accettiamo ciò che succede a nostro figlio/a e ci rivolgiamo quanto prima ad un professionista che lo possa affiancare nel percorso di integrazione. 

Agire tempestivamente cercando un valido supporto eviterà ripercussioni prolungate sulla vita di vostro figlio.