IPNOSI

Ipnosi_giuliana_gellini
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Il problema se indurre o no trance profonda e se dare suggestioni indirettamente piuttosto che direttamente è ancora oggetto di ricerca ai fini dell’efficacia degli interventi terapeutici.

In ogni caso, qualunque forma di terapia psicologica venga utilizzata, così come la stessa induzione di trance, devono depotenziare gli abituali schemi mentali disfunzionali del paziente. In clinica infatti non basta indurre uno stato ipnotico, per quanto sia rilassante e piacevole, ma bisogna essere terapeutici nell’indurre la trance.

Considero infatti l’ipnoterapia un processo mediante il quale aiuto le persone a utilizzare le loro associazioni mentali, ricordi e potenzialità per facilitare l’emergere di potenzialità che esistono già in una persona ma che rimangono inutilizzate e sottosviluppate per mancanza di esercizio o perché non comprese.

La trance terapeutica è un periodo durante il quale i limiti dei propri abituali schemi di riferimento e credenze sono temporaneamente alterati, così che il soggetto può essere facilitato ad altri modelli di associazione e di funzionamento mentale.. L’arte dell’ipnoterapeuta consiste nell’aiutare i pazienti a superare i limiti della loro abituale visione del mondo quotidiano, così da conseguire una ricettività verso la loro parte creativa, che servirà clinicamente alla risoluzione delle problematiche portate in seduta.

L’induzione della trance non è un processo standardizzato che possa essere applicato a chiunque nello stesso modo.

L’avvicinamento allo stato di trance avviene per gradi:

  1. fissazione dell’attenzione, 2. depontenziamento degli abituali schemi di riferimento, 3. ricerca inconscia, 4. processo inconscio, 5. risposta ipnotica.